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19.06.2023 DALLA SICCITÀ AI NUBIFRAGI: LA CRISI CLIMATICA ATTRAVERSO LO STUDIO DEI POLLINI

Tra specie botaniche e meteoclima esiste un legame indissolubile: la sopravvivenza del regno vegetale, caratterizzato da un’elevata vulnerabilità ai fenomeni meteorologici, dipende fortemente dall’ambiente esterno e dalle sue sollecitazioni, come la temperatura (calore), l’acqua e la luce (irraggiamento solare).
L’alluvione che ha recentemente devastato una vasta zona dell’Emilia-Romagna, e in piccola parte anche il territorio marchigiano, in conseguenza dell’accumulo di centinaia di millimetri di pioggia in poche ore su territori già duramente provati dalla siccità, ha indotto ad esaminare il fenomeno anche dal punto di vista aerobiologico, indagando cioè le fioriture tipiche di questa stagione per comprenderne l’eventuale mutazione.
Da tempo ormai l’armonico scorrere delle stagioni subisce sempre più frequenti alterazioni; un ultimo esempio si è verificato proprio tra la fine del 2022 e l’inizio del 2023, quando la stagione invernale, anch’essa fondamentale per la produzione vegetale, ha invece registrato temperature tipicamente primaverili (soprattutto nei mesi di dicembre e gennaio) rendendo il trascorso trimestre invernale tra i più caldi di sempre.

Anomalie termo-pluviometriche del 2022-2023

Da un punto di vista climatico, già l’anno 2022 si è rilevato molto caldo, con temperature sopra la media non solo in Italia ma anche in gran parte d’Europa. Nel nostro paese, dopo un’estate molto calda e anticipata già a maggio, anche l’autunno non è stato da meno, con temperature complessivamente da 1 e 3 gradi sopra la media di riferimento.

In particolare, il passato mese di ottobre si è contraddistinto per una elevata anomalia termica che ha dominato quasi tutta l’Europa e che successivamente si è protratta fino a tutto l’inverno 2023, con punte significative nel mese di gennaio (Figura 1).
Dal mese di aprile, e ancor più da quello di maggio, piogge, temporali e grandinate hanno dominato in gran parte dell’Italia; a livello europeo un costante anticiclone si è spinto verso il Regno Unito e la Scandinavia, generando temperature sopra la media (oltre 30°C in Spagna, Francia occidentale, ma anche a Londra), mentre il settore centrale del Mediterraneo è stato interessato da temperature generalmente in media nei valori minimi, ma diffusamente sotto media in quelli massimi (Figura 2).

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Figura 1   Figura 2
Figura 1: anomalie di temperature per il mese di gennaio rispetto alla media di riferimento 1991-2020 (Fonte: Isac-CNR)   Figura 2: temperature massime di maggio rispetto alla media di riferimento 1991-2020 (Fonte: CNR)
Figura 3
Figura 3: andamento precipitazione totale (mm) del mese di maggio della Stazione di monitoraggio di Castel di Lama (AP) dal 2010 ad oggi (Fonte: ASSAM)

Nella regione Marche (Figura 3), come già nel 2019, le precipitazioni sono state abbondanti e ben superiori alla media, concentrate con accumuli maggiori nei settori settentrionali e nelle zone interne e appenniniche. Un’anomalia che è proseguita e si è ulteriormente accentuata anche nelle prime due settimane di giugno, con l’Italia molto spesso in balia di insidiose gocce fredde che hanno determinato numerosi momenti piovosi.

Uno sguardo dal lato dell’aerobiologia

Le mutazioni climatiche portano a gravi rischi per le biodiversità e per l’equilibrio di tutte le forme viventi del nostro pianeta; da tempo si sta indagando il ruolo che i cambiamenti climatici possono avere sulle variazioni delle stagioni polliniche e le conoscenze si stanno via via ampliando.
Nella considerazione del ruolo determinante che le condizioni meteorologiche giocano nella stagione dell’impollinazione, l’ARPAM ha analizzato, in particolare, i dati della stazione di monitoraggio aerobiologico di Castel di Lama (AP), in quanto stazione che presenta la più consistente serie storica della regione.

I grafici elaborati e qui di seguito riportati attestano l’influenza che le variabili climatiche esercitano sui pollini dispersi in atmosfera; tra queste, è proprio la temperatura ad avere il maggiore effetto sul loro andamento. Si osserva infatti la forte interazione tra pollini primaverili e aumento delle temperature, che risulta in anomali allungamenti della stagione dei pollini e conseguente protrarsi dei relativi disagi a carico di chi soffre di allergie.
La piovosità sembra invece meno influente sulle fioriture; anche se è noto che le precipitazioni riducono la concentrazione di pollini abbattendoli a terra, piogge molto intense e di breve durata conducono alla loro frammentazione e distribuzione altamente irregolare nelle 24 ore, dovuta sostanzialmente ad una emissione discontinua pur non incidendo sul loro quantitativo.
Dal punto di vista allergologico, se ciò li rende più facilmente inalabili, segnaliamo che sono in corso anche interessanti studi in corso circa l’effetto della pioggia sulla parete cellulare dei pollini, tendenti a dimostrare, ad esempio, l’amplificazione delle reazioni allergiche durante i temporali.

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Figura 1   Figura 2
Figura 4: andamento del totale dei pollini aerodispersi nel mese di maggio, dal 2010 a oggi, nella stazione di monitoraggio di Castel di Lama (AP) e temperatura media del mese di maggio (Stazione meteorologica ASSAM)   Figura 5: andamento dei pollini aerodispersi di Olea europea (Ulivo) presenti a maggio dal 2010 a oggi, nella stazione di monitoraggio di Castel di Lama (AP) e temperatura media del mese di maggio (Stazione meteorologica ASSAM)
Figura 6  
Figura 7
Figura 6: andamento pollini totali aerodispersi dei taxa presenti a maggio, dal 2010 a oggi, nella stazione di monitoraggio di Castel di Lama (AP) e piovosità (Stazione meteorologica ASSAM)   Figura 7: andamento dei pollini di Olea del periodo di fioritura (maggio- 4 giugno) negli ultimi 10 anni e temperature medie rilevate nel mese di marzo dello stesso anno solare

L’ultimo grafico elaborato (Figura 7) mette in evidenzia che, laddove il mese di marzo ha registrato temperature più alte, il quantitativo di pollini di Olea e. (Ulivo) è meno consistente rispetto agli anni con temperature più basse. Viene dunque confermata l’importanza della temperatura nei mesi antecedenti la fioritura di questo taxa, dove la sua influenza assume un carattere inversamente proporzionale a causa della vernalizzazione, cioè l'induzione al processo di fioritura di una pianta mediante una prolungata esposizione al freddo.


 

 

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