17.06.2022 L'EFFETTO DEL RUMORE DEI FUOCHI ARTIFICIALI SUI CANI

rumore caniI problemi causati dai tradizionali fuochi/petardi sparati nelle notti di Capodanno, hanno spinto molti sindaci ad emettere ordinanze di divieto volte alla tutela delle persone, dell’ambiente e degli animali.

Nell’ottica della salvaguardia di quest’ultimi, notoriamente molto sensibili al rumore prodotto dai botti di fine anno, i tecnici ARPAM, con la collaborazione del Medico Veterinario D.ssa Maria Chiara Catalani, hanno presentato al 48° Convegno dell’Associazione Italiana di Acustica (A.I.A.) un lavoro che esplora le caratteristiche acustiche di questa specifica sorgente, al fine di cercare di correlarle agli effetti che tale rumorosità produce sugli animali ed in particolar modo sui cani.

Dalle caratteristiche acustiche dei fuochi di fine anno ricavate dalle misure effettuate, è possibile notare come lo spettro in cui si concentra la rumorosità dovuta alle esplosioni ricade nel range di frequenze in cui il cane presenta certamente una maggiore sensibilità al suono, pur tenendo conto che la risposta uditiva è notevolmente influenzata dalla taglia, ossia dalle dimensioni dell’animale, e della morfologia della scatola cranica. Individui più piccoli, infatti, generalmente sono in grado di percepire frequenze più alte.

Nel cane, la fonofobia è riconosciuta tra le forme di fobie specifiche con la sintomatologia più violenta; in alcuni soggetti la ripresa di una vita normale e la remissione dei sintomi, dopo il periodo di esposizione allo stimolo fobogeno, può richiedere da molti giorni a settimane, determinando in alcuni casi una alterazione cronica e invalidante del comportamento dell’animale.

Lo studio conferma che il rumore generato in occasione dello svolgimento di spettacoli pirotecnici, che può definirsi come “fastidioso” per l’uomo, può invece essere percepito come “insopportabile” per il cane, che reagisce secondo uno o più effetti che vanno ad alterare il suo stato ed il rapporto con i simili e con la famiglia in cui è inserito.

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