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RELAZIONE SULLA QUALITA' DEI CORPI IDRICI FLUVIALI (2015-2017)

I risultati del ciclo di monitoraggio triennale 2015-2017 indicano come positivo il dato complessivo sullo stato ecologico e chimico dei fiumi marchigiani. Soltanto due i corpi idrici più compromessi, mentre sarà il mercurio il “sorvegliato speciale” del prossimo triennio.

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[4.11.2019] Delle 124 stazioni individuate come obiettivo di monitoraggio entro il 2020 dalla Regione Marche, sono state ben 106 - di cui 18 con monitoraggio di sorveglianza e 88 operativo -  quelle analizzate dall’ARPAM nell’ultimo triennio e ricomprese nella “Relazione triennale 2015-2017 sulla qualità dei corpi idrici fluviali" appena pubblicata sul sito dell’Agenzia.
Il documento, che con le sue oltre 500 pagine indaga approfonditamente gli elementi di qualità biologica e chimica dei fiumi marchigiani, registra, oltre all’aumento del numero dei corsi d’acqua esaminati rispetto al triennio precedente, una serie di modifiche che riflettono, da un lato, un’evoluzione dei corsi d’acqua legata al variare delle condizioni fisiche e meteorologiche e, in altri casi, una maggior consapevolezza della tipizzazione e del processo di caratterizzazione e classificazione dei corpi idrici stabilito dalla Direttiva Quadro Acque.
Per la definizione dello stato ecologico, ricondotto a cinque classi di qualità che vanno da “elevato” a “cattivo” ottenibili in base ai risultati delle indagini su indicatori biologici, parametri fisico chimici e chimici e parametri idromorfologici, sono stati analizzati macroinvertebrati bentonici, diatomee, macrofite, fauna ittica ed alcune sostanze non prioritarie come i metalli arsenico e cromo e i pesticidi metholaclor e terbutilazina. Per valutare situazioni di inquinamento urbano derivante dai sistemi di depurazione, nonché le eventuali ricadute sullo stato delle acque di balneazione marino costiere, in tutti i siti di monitoraggio è stato ricercato, pur non concorrendo alla definizione dello stato ecologico, anche il parametro Escherichia Coli.
L’attribuzione dello stato chimico dei corpi idrici superficiali interni, classificato secondo le sole voci buono/non buono, viene invece definito sulla base del rispetto di Standard di Qualità Ambientale (SQA) definiti per l’Italia da una norma apposita (D. Lgs 172/2015). Fanno parte della lista di priorità alcuni metalli, numerosi prodotti fitosanitari, i VOC (Composti Organici Volatili quali i solventi alifatici e aromatici clorurati e non), gli IPA (idrocarburi policiclici aromatici).

LO STATO ECOLOGICO
fiumi ecologico
Nella regione, l’83% dei corpi idrici naturali è collocato nelle classi buona e sufficiente, il 17% in stato scarso e nessuno in quello cattivo. I corsi d’acqua fortemente modificati presentano il 58% di corpi idrici in classe buona e sufficiente,  il 36% in classe scarsa ed il 6% in classe cattiva.
La maggior parte dei corpi idrici che raggiunge l’obiettivo di qualità stato ecologico buono sono localizzati nelle zone appenniniche e pedecollinari, dove l’antropizzazione è contenuta e gli ecosistemi fluviali riescono a mantenere condizioni più vicine a quelle di naturalità. In generale la classificazione peggiora procedendo dalle zone appenniniche verso la fascia costiera, dove l’effetto dell’antropizzazione aumenta; tuttavia anche nella fascia collinare si sono riscontrate situazioni con stato ecologico sufficiente o scarso, a causa delle diverse sensibilità alle pressioni incidenti sul corpo idrico.
La serie storica rivela che, complessivamente, il 72% dei corpi idrici monitorati mantiene inalterata la classe di qualità per lo stato ecologico nel periodo 2013-2017, mentre il 17% migliora la classificazione passando nella maggior parte dei casi dallo stato di qualità sufficiente a buono. Nei restanti casi il trend si rivela negativo (da sufficiente a scarso o da buono a sufficiente), senza però mai raggiungere i valori dello stato cattivo, dove invece si confermano i corpi idrici più compromessi del Torrente Aspio e del tratto terminale del fiume Musone.

LO STATO CHIMICO

fiumi chimico
Tra le sostanze prioritarie individuate dalle norme per la definizione dello stato chimico, quelle rilevate con maggior frequenza nei corpi idrici fluviali marchigiani sono i metalli cadmio, piombo, nichel e mercurio, e i composti organici volatili (VOC) triclorometano e tetracloroetilene.
Nelle Marche, lo stato chimico del 78% dei corpi idrici naturali si colloca in classe buona, percentuale che si assesta al 61% per ciò che riguarda i corsi d’acqua fortemente modificati.
Nei restanti casi, appartenenti alla classe non buona, maggior responsabile del mancato conseguimento dello stato buono è il mercurio, che in uno o più campioni ha presentato concentrazioni nella matrice acquosa superiori a quella massima ammissibile (SQA-CMA pari a 0,07 μg/l). Nella considerazione del fatto che si tratta di una sostanza ubiquitaria in ambiente acquatico, attorno a questo parametro sono in via di sviluppo ulteriori indagini allo scopo di valutarne l’effettivo livello di contaminazione e le possibili cause.
In misura minore, altri superamenti occasionali degli standard hanno riguardato piombo, nichel, triclorometano e Chlorpyrifos.
Per facilitare la lettura e la comprensione dei risultati, il rapporto 2015-2017 presenta un Allegato in cui vengono messe a disposizione per la consultazione in forma di infografica le schede monografiche di tutti i corpi idrici monitorati, raggruppati per bacino di appartenenza.
Prosegue intanto il monitoraggio per il triennio 2018-2020, al termine del quale i risultati complessivi del sessennio 2015-2020 saranno utilizzati per l’aggiornamento del Piano di Gestione del Distretto Idrografico dell’Appennino Centrale.


 

 

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