SEMINARIO NAZIONALE
"Pollini e cambiamenti climatici: scenari e prospettive"
Ascoli - 9 aprile 2021 (evento online)

 

2021 seminario pollini

Si è svolto lo scorso 9 aprile il Seminario Nazionale “Pollini e cambiamenti climatici: scenari e prospettive”, organizzato da ARPA Marche in collaborazione con SNPA, Comune di Ascoli Piceno, Università Politecnica delle Marche e Università di Camerino.

L’evento ha rappresentato un momento di sicuro interesse, aggregando protagonisti nel segno della multidisciplinarietà -  dagli enti scientifici che operano nel settore ambientale,  a quelli sanitari, fino alla ricerca universitaria -  per offrire una visione a tutto tondo del mondo della scienza aerobiologica e delle sue applicazioni in termini di questione ambientale, tutela della salute, qualità dell’aria e cambiamenti climatici.

Il filo conduttore del Seminario, che ha attraversato i temi della tre sessioni previste e coordinate rispettivamente dal Direttore di ARPA Marche Giancarlo Marchetti, dal Presidente di AssoArpa Giuseppe Bortone e dal Presidente Onorario AAIITO Floriano Bonifazi, va infatti ricercato nella riconosciuta necessità di una efficace sinergia tra diverse professionalità, laddove lo studio dei pollini aerodispersi ha consentito, negli anni, di costruire un bagaglio informativo sempre più completo con riguardo ai cambiamenti climatici, alle fitopatologie in campo agronomico, alla biodiversità e al monitoraggio della presenza di nuove specie aliene, ai mutevoli eventi che hanno alterato i ritmi degli ecosistemi.

Come ha infatti ricordato il Presidente ISPRA/SNPA Stefano Laporta nel suo saluto iniziale, l’ormai acclarato aumento dei casi di allergia, significativamente accertato anche nei centri urbani, rende ormai urgente approfondire in un quadro sinergico multisettoriale e interdisciplinare i collegamenti tra esposizione ai pollini e inquinamento atmosferico, con un “lavoro di squadra” che la Sottosegretaria di Stato alla Transizione ecologica On. Vannia Gava, inaugurando i lavori, ha sostenuto essere strategico per il raggiungimento degli obiettivi  di sostenibilità a breve e lungo termine.

E attorno a questo polo si sono susseguiti gli interventi della giornata di studio, ad iniziare dall’interessante ripercorrere la storia delle mutazioni climatiche nel XXI secolo e del suo critico evolversi da climate change a climate crisis proposta da Sandro Fuzzi (CNR) e dal focus sull’ambiente mediterraneo relativo all’impatto dei cambiamenti climatici nei processi fenologici delle comunità vegetali proposto da Andrea Catorci dell’Università di Camerino.

La sessione dedicata alle conoscenze e al rilevamento delle specie polliniche in Italia e nella regione Marche si è aperta con la interessante esperienza della Rete Nazionale POLLnet come espressione di rete integrata del SNPA per l’informazione aerobiologica in Italia con le relazioni di Alessandro Di Menno di Bucchianico (ISPRA) e Pierluigi Verardo (ARPA FVG), passando poi ad uno sguardo alle analoghe reti europee (Giuseppe Frenguelli, Università di Perugia), affrontando il punto di vista dell’arboricoltura e dell’evoluzione della coltivazione di Olea europeae L. (Davide Neri, Università Politecnica della Marche), per arrivare al segmento più puntualmente dedicato agli impatti dovuti ai cambiamenti climatici, con approfondimenti sui trend temporali delle stagioni polliniche (Elena Gottardini, Istituto San Michele all’Adige), sulle specie polliniche aliene emergenti (Olga Moretti, ARPA Umbria) e sui dati riferiti alla correlazione fra trend pollinici e variabili climatiche nel territorio marchigiano illustrati da Nadia Trobiani di ARPA Marche e Danilo Tognetti dell’Agenzia Servizi al Settore Agroalimentare delle Marche (ASSAM).

Quanto il monitoraggio aerobiologico diventi parte integrante del tema “qualità dell’aria”, è emerso dai lavori presentati, è testimoniato da come il suo quantificare la variazione dello spettro delle specie vegetali nel tempo, grazie ai trend di dati forniti dalle stazioni di monitoraggio, possa costituire una base conoscitiva degli ecosistemi che mutano  in funzione dei cambiamenti  climatici, non più semplice e distante questione di temperature o quota media della neve e dei ghiacciai, ma tangibile deriva di un intero ecosistema. 

La sessione pomeridiana è stata tutta dedicata al tema della salute e delle malattie respiratorie da pollini e spore fungine, nella considerazione che il monitoraggio pollinico, sin dalla nascita dell’allergologia, rappresenta una strumento essenziale per la diagnostica e lo studio delle pollinosi.

Sollecitazioni più che interessanti sono emerse indagando i temi della gestione delle piante allergeniche in ambienti urbani, dove stanno esponenzialmente crescendo i casi di allergia (Alessandro Travaglini, Università Tor Vergata),  degli allergeni emergenti (Maria Chiara Braschi, Ospedali Riuniti di Ancona) e della nuova frontiera della “allergologia di precisione”, sostenuta dalla diagnostica molecolare (Corrado Micucci, Ospedale di Jesi) e dalla immunoterapia specifica in allergologia tramite e-mobile Health (Salvatore Tripodi, ASL Roma).

Non è mancato, infine, il riconoscimento dell’importanza della qualità del dato e quindi della formazione e aggiornamento anche con ring test tra gli operatori per garantire risultati sempre più affidabili e omogenei, così come quella del dialogo tra chi produce i dati dei monitoraggi ed i loro utilizzatori, così da fornire indicazioni il più rispondenti possibile alle istanze della popolazione. 

Se gli “scenari” richiamati nel titolo del seminario sono stati così mirabilmente esplorati da tutti gli illustri relatori che lo hanno animato, non sono mancate nemmeno le “prospettive” aperte dai lavori delle tre sessioni presentate.  L’appassionato intervento di Laura Mancini (Istituto Superiore di Sanità) che ha chiuso i lavori della giornata ha infatti proposto, a seguito degli stimoli emersi, la stesura di una sorta di “Carta del 9 Aprile” o "Carta di Ancona" per lo sviluppo di conoscenza e promozione di azioni di prevenzione che contenga 10 punti per programmare il benessere, a partire dal consolidamento e sviluppo della Rete fino al tema della capillarità dell’informazione.

Una proposta che il Direttore di ARPA Marche Giancarlo Marchetti, riallacciandosi ai temi della ricerca, dell’approfondimento delle conoscenze e del “fare reteche hanno costituito il saluto conclusivo del Presidente della III Commissione Consiliare della Regione Marche Andrea Maria Antonini, non ha esitato ad accogliere.


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Relatore: Intervento: Video
Giancarlo Marchetti, DG ARPA Marche
Gianluca Gregori, Rettore UNIVPM
Claudio Pettinari, Rettore UniCamerino
Marco Fioravanti, Sindaco Ascoli P.
Introduzione all'evento e saluti istituzionali
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Stefano Laporta 
Presidente SNPA/ISPRA
Saluti istituzionali video img
On. Vannia Gava 
Sottosegretario di Stato al MITE

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Sandro Fuzzi
Ist. di Scienze dell'Atmosfera e del Clima, CNR

Le mutazioni climatiche nel XXI secolo: da climate change a climate crisis
Il cambiamento climatico può essere contrastato unicamente con un’azione concertata a livello globale. A seguito dell’Accordo di Parigi (dicembre 2015), i governi dei paesi aderenti all’ONU hanno presentato le loro proposte di riduzione delle emissioni clima-alteranti. Purtroppo, gli obiettivi sui quali i governi si sono impegnati finora proiettano uno scenario di aumento della temperatura a fine secolo fino a 3-4°C. La Conferenza ONU di Glasgow (novembre 2021) consentirà di valutare nuove proposte che possano mantenere l’aumento della temperatura del pianeta entro il limite di 1.5°C come previsto dall’Accordo di Parigi. Occorre comunque considerare che i costi della mitigazione e adattamento al cambiamento climatico sono di gran lunga inferiori a quelli da sostenersi nel caso la temperatura della Terra ecceda i limiti fissati a Parigi, ed inoltre che già oggi possediamo molte delle tecnologie che possono servire a contrastare il riscaldamento del clima. Anzi, il contrasto al riscaldamento climatico può essere visto come un’opportunità di sviluppo socio-economico e tecnologico per il mondo nel suo complesso. Fa inoltre ben sperare il forte aumento della consapevolezza dei cittadini sui pericoli incombenti del cambiamento climatico.

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Andrea Catorci 
Università di Camerino
Impatto dei cambiamenti climatici sui processi fenologici delle comunità vegetali in ambiente mediterraneo video img


Alessandro Di Menno di Bucchianico
ISPRA

La Rete Nazionale POLLnet e l'informazione aerobiologica in Italia
Negli ultimi anni sono in aumento i casi registrati di allergie ai pollini nei centri urbani d’Italia e d’Europa: questa evidenza non può essere spiegata solo da fattori genetici ma va indagata la tendenza delle concentrazioni in aria dei pollini allergenici che, legata alla gestione del verde e alla rapida urbanizzazione, rende più urgente approfondire le sinergie tra esposizione ai pollini e agli inquinanti atmosferici. In Europa, la presenza dell'allergia ai pollini nella popolazione generale è stimata al 40% e l'Organizzazione Mondiale della Sanità prevede che, entro il 2050, 1 persona su 2 nel mondo soffrirà di allergie. Stiamo infatti assistendo a una recrudescenza delle allergie, il cui tasso è in costante aumento, soprattutto nei paesi industrializzati. Man mano che aumentano le conoscenze sul tema, appare sempre più chiaro che il monitoraggio aerobiologico sia parte integrante della valutazione della qualità dell’aria. ISPRA opera da anni per il monitoraggio e la valutazione della qualità dell’aria legata agli inquinanti di origine antropica, e contestualmente porta avanti anche l'analisi e la valutazione dei pollini allergenici in Italia attraverso la POLLnet, la rete Italiana di Monitoraggio Aerobiologico del Sistema nazionale per la protezione dell'ambiente.La rete POLLnet, composta oggi da 20 enti (17 ARPA, 2 APPA e ISPRA) e che conta 61 stazioni attive nel 2021, produce studi sull’andamento, la spazializzazione delle concentrazioni polliniche e per l’aggiornamento dei calendari pollinici e dei valori di riferimento. Attraverso il proprio sito, POLLnet rende disponibili documenti di approfondimento e offre servizi al cittadino come i bollettini settimanali dei pollini allergenici con la tendenza per la settimana successiva.
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Pierluigi Verardo
ARPA FVG
La rete POLLnet, una delle esperienze più avanzate di rete integrata del SNPA
La rete POLLnet fornisce quotidianamente circa 2200 dati di monitoraggio pollinico in tutta Italia, principalmente per scopi sanitari. Ma come rete ben integrata e formata è riuscita a porre all’attenzione generale vari fenomeni atmosferici: dalle sabbie sahariane, a quelle caucasiche; dalla ricaduta delle ceneri dell’Etna al trasporto di pollini dall’Ungheria; dalla presenza di granuli di toner in aria, alla diffusione di parassiti del castagno. In futuro bisognerà lavorare per uniformare la nomenclatura botanica, adeguare i software in uso e introdurre previsioni polliniche affidabili e di facile comprensione.
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Giuseppe Frenguelli
Università di Perugia
Reti europee di monitoraggio aerobiologico video img
Davide Neri
UNIVPM
Studio delle fasi fenologiche dell'olivo, Olea europaea L. video img
Elena Gottardini
MACH, Ist. San Michele all'Adige
Trend temporali delle stagioni polliniche e influenza delle variabili climatiche
Il cambiamento climatico sta provocando, tra l'altro, variazioni nella distribuzione delle precipitazioni e l'aumento dei giorni privi di gelo. Questi eventi sono a loro volta ritenuti causa di variazioni della stagione vegetativa, del periodo di fioritura ed emissione di polline. Si riportano qui alcuni studi che documentano la presenza di trend temporali nelle stagioni polliniche e le relazioni con variabili climatiche. Tali studi si basano sull’ampia disponibilità di dati di concentrazione pollinica derivanti dal lavoro di numerose reti di monitoraggio aerobiologico.
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Olga Moretti
ARPA Umbria
Le specie polliniche aliene emergenti a valenza allergenica in Italia
Alcune specie aliene presenti attualmente sul territorio Italiano rappresentano una minaccia per la biodiversità locale. Spesso nell’l’introdurre specie aliene a scopo ornamentale o casualmente , viene sottovalutato il loro potenziale rischio ambientale per la biodiversità e il rischio sanitario per le potenzialità allergeniche che alcune specie hanno rivelato. Nelle conclusioni della presentazione si ribadisce quanto grande sia l’importanza dell'analisi di rischio ambientale quale strumento più idoneo al supporto degli organi preposti alle decisioni di intervento a contrasto della diffusione di organismi esotici.

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Nadia Trobiani 
ARPA MArche
Trend pollinici: correlazioni con le variabili climatiche nelle Marche (1) video img
Danilo Tognetti
ASSAM
Trend pollinici: correlazioni con le variabili climatiche nelle Marche (2) video img
Alessandro Travaglini
Università Tor Vergata, Roma
Il verde, pubblico e privato, in ambiente urbano costituisce una grande risorsa, ancor più in questo tempo di pandemia: il desiderio e la necessità di uscire da casa rimanendo all’interno del proprio comune ha contribuito a far riscoprire i parchi e i giardini presenti nelle nostre città. I progetti previsti a livello europeo e nazionale , vedi agenda EU2030 e Recovery plan, fanno sognare la creazione di estesi boschi urbano, percorsi ciclopedonali alberati, corridoi biologici, boschi verticali e tetti verdi. Tutto questo deve tener conto della crescente percentuale della popolazione allergica al polline.
Se il monitoraggio aerobiologico costituisce un importante strumento a disposizione di medici e allergici la gestione del verde pubblico e privato rappresentano l’altro strumento di controllo del polline presente in aria: dalla scelta delle specie, alla manutenzione alla corretta gestione degli interventi.
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Salvatore Tripodi
ASL Roma

e-mobile Health e appropriatezza prescrittiva nella Immuno Terapia Specifica in Allergologia
Il diario elettronico (Allergymonitor) è un’app molto utile per il monitoraggio del paziente allergico e per la diagnosi etiologica, specie nei pazienti polisensibili dove l’usuale processo diagnostico (anamnesi, test cutanei e diagnostica IgE molecolare) a volte non consente di individuare gli allergeni clinicamente rilevanti per un dato paziente, specie nell’area mediterranea dove ci sono molteplici pollinazioni (dati forniti dalla rete ARPA e centro di Tor Vergata per Roma). Il processo automatico che integra tutti i suddetti passaggi ha portato allo sviluppo di un Clinical Decison Support System (CDSS) fondamentale per la prescrizione dell’ITS.
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Maria Chiara Braschi
Ospedali Riuniti Ancona
Allergeni emergenti e crisi epidemiche di asma
L’esposizione agli allergeni è il risultato di complesse interazioni tra individuo ed allergeni presenti nella casa e negli ambienti della comunità, che a loro volta sono esposti alle influenze (e cambiamenti) che si verificano a livello globale. Gli allergeni inalatori vengono comunemente distinti in allergeni indoor, allergeni outdoor ed allergeni presenti in entrambi gli ambienti. Le interazioni tra aeroallergeni e fattori meteorologici che si verificano durante i temporali contribuiscono a una maggiore gravità dei sintomi asmatici nella popolazioni sensibilizzata.
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Corrado Micucci
Ospedale Jesi
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Laura Mancini
ISS
Conclusioni
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SEMINARIO NAZIONALE
"Pollini e cambiamenti climatici: scenari e prospettive"
Ascoli Piceno - 9 aprile 2021
- evento online -

2021 seminario pollini

L'accresciuto interesse per l'aerobiologia, disciplina che studia la presenza di pollini e spore in atmosfera, è dovuto principalmente all'incremento delle pollinosi, più comunemente conosciute come allergie da pollini, che - secondo i dati dell'OMS – si posizionano ai primi posti delle malattie croniche interessando tra il 10 e il 40% della popolazione, soprattutto nelle aree urbane.

Nondimeno, lo stretto legame tra fenomeni atmosferici / climatici e presenza di pollini in atmosfera ha consentito, negli anni, non solo di acquisire più approfondite informazioni in tal campo, ma di costruire altresì un bagaglio informativo sempre più completo con riguardo ai cambiamenti climatici, alle fitopatologie in campo agronomico, al monitoraggio della presenza di nuove specie aliene, favorita dai mutevoli eventi che hanno alterato i ritmi degli ecosistemi.


Le Agenzie per la Protezione dell'Ambiente (ARPA) hanno costituito a questi scopi la Rete Nazionale “POLLnet”, organismo cardinale in Italia per il suo impegno nel monitoraggio di pollini e spore, pubblicazione di appositi Bollettini e diffusione di report periodici previsionali dedicati sia ai singoli utenti che alle strutture sanitarie.

Il seminario intende promuovere e sostenere la ricerca in campo nazionale, in linea con quanto previsto dal SNPA, di tutte le Comunità scientifiche che si occupano di aerobiologia, proponendosi quale momento di diffusione dei continui aggiornamenti e nuovi sviluppi di questa particolare disciplina, nonché di presentarne le frontiere che già oggi possono anticipare gli scenari del futuro.
Un momento sinergico e collaborativo, in sostanza, dove esperti del settore ed enti ed organismi pubblici e privati possano concorrere a favorire una più ampia divulgazione degli studi condotti su questa tematica, ma soprattutto trovino occasione di estendere e potenziare, sia in senso geografico che quantitativo, quel lavoro “a rete” necessario all'ottimizzazione della qualità del dato e in generale, a vantaggio di tutti, al miglioramento della ricerca scientifica.

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IL SEMINARIO SI SVOLGERÀ IN MODALITÀ ONLINE

È richiesta l'iscrizione entro il 7.4.2021 compilando questo form.
Tutte le informazioni utili per il collegamento saranno inviate via mail a seguito della registrazione.
Le iscrizioni verranno chiuse al raggiungimento di 230 partecipanti.


SEGRETERIA SCIENTIFICA:

ARPA Marche - Nadia Trobiani
nadia.trobiani[at]ambiente.marche.it - telefono 0736 22382121

SEGRETERIA ORGANIZZATIVA:
ARPA Marche - Cinzia Cesaroni
cinzia.cesaroni[at]ambiente.marche.it - telefono 071 2132747



GIORNATE DI STUDIO E APPROFONDIMENTO INTERAGENZIALE
"La caratterizzazione chimica del particolato atmosferico"
Pesaro e Fano - 19 e 20 novembre 2020

Si è svolta dal 19 al 20 novembre la terza edizione nazionale delle Giornate di studio e approfondimento inter-agenziale su “La caratterizzazione chimica del particolato atmosferico”, organizzata da ARPA Friuli Venezia Giulia e ARPA Marche. Inizialmente previste nelle città di Pesaro e Fano che si erano rese disponibili ad ospitare l’evento, a causa dell’emergenza epidemiologia in corso sono state realizzate in modalità “on-line”.

Nate nel 2016 in ARPA FVG come evento regionale, dal 2018 le Giornate sono state successivamente estese a livello nazionale (con due edizioni tenute in Toscana e Sicilia) allo scopo di allargare a livello interregionale il confronto su questo tema molto attuale.

Fulcro di questa edizione tenutasi nella regione Marche è stata la sinergia di competenze messe a disposizione dalle Agenzie Regionali per la Protezione dell’Ambiente, dalle Università e da Istituti prestigiosi come l’Ispra e il CNR-IIA di Roma.

Nella prima giornata, dopo la lectio magistralis tenuta dal Prof. De Gennaro dell’Università di Bari, sono state fornite nozioni sulla tecniche chemiometriche di base per la caratterizzazione chimica del particolato (PCA e PMF), per proseguire in mattinata con l’esposizione dei casi studio che hanno riguardato le determinazioni analitiche e le elaborazioni dei dati su nuovi inquinanti ricercati nel particolato atmosferico.

La sessione pomeridiana è stata interamente dedicata alle “Evidenze dell’effetto del lockdown sulla qualità dell’aria”, durante la quale il CNR-IIA di Roma e le Agenzie Regionali di Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Marche, Valle D’Aosta e Umbria hanno fornito un quadro a livello nazionale della qualità dell’aria nei primi mesi del 2020 e durante il periodo del lockdown dovuto alla Pandemia da COVID-19. Sono state illustrate le variazioni nella composizione chimica (principalmente metalli e IPA) del PM 10 e 2.5, nonché di NO2, NO, benzene e dei loro rapporti diagnostici, descrivendo con una grande varietà di strumenti statistici una situazione in cui il peso delle sorgenti principali è stato ampiamento modificato rispetto all’abituale.

L’argomento COVID-19 è stato ripreso nella seconda giornata nella lectio magistralis del Prof. Pivato dell’Università di Padova, il quale ha offerto spunti di riflessione su argomenti molto attuali illustrando i commenti sugli studi effettuati in merito alla correlazione tra PM10 e diffusione del virus, descrivendo l’attività sperimentale in corso sulla presenza di RNA di COVID-19 nel particolato atmosferico per concludere poi con una panoramica sulle responsabilità amministrative dell’inquinamento atmosferico. Sul tema pandemia sono stati presentati anche degli studi epidemiologici a livello regionale e nazionale eseguiti ad ARPA Marche in collaborazione con l’Università Politecnica delle Marche.

Altra novità di questa edizione è rappresentata dal contributo fornito dal Dott. A. Di Menno Di Bucchianico dell’ISPRA, il quale ha completato il quadro della speciazione del particolato atmosferico introducendo la componente aerobiologica e illustrando, tra i vari argomenti, i meccanismi di trasporto, interazione e di monitoraggio di pollini e spore, con l’importante riferimento alla rete POLLnet che ogni settimana pubblica i bollettini dei pollini e delle spore fungine in Italia.  

La seconda parte della giornata è stata interamente dedicata alla caratterizzazione del particolato atmosferico derivante dal biomass burning, argomento di grande attualità, con l’intervento di 5 Agenzie che hanno illustrato anche nuove e diverse metodologie di valutazione dell’impatto del fenomeno, specificando come questo non sia limitato alle aree rurali/montane o ai periodi invernali.

Con una media di quasi 200 partecipanti collegati online, l’evento è stato ampiamente apprezzato non solo da tutti gli operatori del settore, ma anche dalle Autorità Istituzionali, nelle persone del Presidente del SNPA Dott. Stefano Laporta, il Presidente ASSOARPA, Dott. Giuseppe Bortone, l’Assessore Regionale all’Ambiente della Regione Marche Dott. Stefano Aguzzi, i Sindaci delle città di Pesaro e Fano, Matteo Ricci e Massimo Seri, che hanno riconosciuto l’importanza della condivisione delle conoscenze sulla tematica della caratterizzazione del particolato all’interno del Sistema Nazionale della Protezione Ambientale.


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Relatore: Intervento: Video
Giancarlo Marchetti
Direttore Generale ARPA Marche
Introduzione all'evento video img
Stellio Vatta
Direttore Generale ARPA Friuli Venezia Giulia
Saluti istituzionali video img
Matteo Ricci
Sindaco di Pesaro
Saluti istituzionali video img
Stefano Laporta
Presidente SNPA / ISPRA
Saluti istituzionali video img
Stefano Aguzzi
Assessore regionale all'ambiente
Saluti istituzionali video img
Lectio Magistralis:
Gianluigi De Gennaro - Università di Bari
La caratterizzazione chimica "on-line" video img


Fabiana Scotto - ARPAE Emilia Romagna

Identificazione delle sorgenti del particolato tramite modelli a recettore (PMF) video img
Mara Galletti - ARPA Umbria Monitoraggio in aria ambiente di PCDD, PCDF e PCB nella regione Umbria video img
Annamaria Falgiani - ARPA Marche I nitro-IPA come marker di traffico navale video img
Miriam Sileno - ARPA Marche Analisi della variabilità spaziale delle polveri e delle specie chimiche ad esse correlate in un contesto urbano-industriale della regione Marche attraverso un progetto di indagine ad alta risoluzione 
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Arianna Tolloi - ARPA Friuli Venezia Giulia Confronto interregionale: Evidenze dell' "Effetto Lockdown" sulla qualità dell'aria video img
Cristina Colombi, Vorne Giannelle - ARPA Lombardia Confronto interregionale: Evidenze dell' "Effetto Lockdown" sulla qualità dell'aria video img
Irene Dorillo - ARPA Marche Confronto interregionale: Evidenze dell' "Effetto Lockdown" sulla qualità dell'aria video img
Henry Diemoz - ARPA Valle d'Aosta Confronto interregionale: Evidenze dell' "Effetto Lockdown" sulla qualità dell'aria video img
Ilaria Corbucci, Mara Galletti - ARPA Umbria Confronto interregionale: Evidenze dell' "Effetto Lockdown" sulla qualità dell'aria video img
Lectio Magistralis:
Alberto Pivato - Università di Padova
Lockdown e particolato: quali lezioni possiamo imparare? --


Katiuscia di Biagio - ARPA Marche

Studi epidemiologici, regionale e nazionale, sugli effetti dell'inquinamento atmosferico sulla diffusione e prognosi del COVID-19 --
Alesssandro Di Menno di Bucchianico - ISPRA
Il contributo naturale al particolato atmosferico: le attività dell'ISPRA-SNPA sulla componente biologica e abiologica dell'aerosol video img
Ivan Tombolato -  ARPA Valle d'Aosta L'impatto delle emissioni dovute alla combustione di biomassa sulla concentrazione di PM in Valle d'Aosta (coming soon)
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Gianni Formenton - ARPA Veneto Variabilità della componente carboniosa in stazioni montane e di pianura del Veneto  video img
Arianna Trentini, Dimitri Bacco - ARPAE Emilia Romagna ... non solo riscaldamento domestico: biomass burning e il contributo del cooking a Rimini video img

             


Il RADON è un gas radioattivo naturale prodotto dal decadimento radioattivo del radio (Ra-226) presente in alcuni tipi di suoli ed in alcuni materiali da costruzione e si concentra negli ambienti chiusi. Il radon insieme ai suoi prodotti di decadimento a vita breve è classificato dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) come cancerogeno appartenente al gruppo 1, per cui vi è una evidenza sufficiente di cancerogenicità sulla base di studi epidemiologici sugli esseri umani.
L’esposizione al radon nei luoghi chiusi aumenta il rischio di contrarre un tumore polmonare e l’entità del rischio dipende dalla concentrazione di radon a cui si è esposti e da quanto dura l’esposizione.
La stima del numero di decessi per tumore polmonare attribuibili al radon in Italia, effettuata nel 2013 dall’Istituto Superiore di Sanità è pari a 3300 decessi/anno per tumore polmonare dovuti al radon (da 1100 a 5700 considerando le incertezze)
In termini percentuali questo numero rappresenta circa il 10% di tutti i decessi per tumore polmonare in Italia, con variazioni tra una regione e l’altra dal 4 al 16 %.
La maggior parte di questi decessi coinvolge i fumatori, a causa della sinergia tra radon e fumo.

SORGENTI DI RADON
Il radon viene prodotto dalle seguenti sorgenti:
- Suolo
- Materiali da costruzione
- Aria esterna
- Acqua

Il SUOLO è generalmente la sorgente principale del radon presente nell’aria all’interno degli edifici. In particolare esso è responsabile dei valori di concentrazione più elevati.
È noto che determinate formazioni geologiche quali i graniti, il porfido, la fillade quarzifera ed i tufi producono concentrazioni di gas radon a causa del loro contenuto di uranio/radio.
Attraverso le crepe e fenditure nel terreno, le correnti d’aria possono trasportare elevate concentrazioni di radon in superficie.
Il ruolo dei materiali da costruzione, come sorgenti di radon indoors, è generalmente poco importante rispetto a quello del suolo. Nel rapporto dell’anno 2000 del Comitato Scientifico delle Nazioni Unite sugli Effetti della Radiazione Atomica (UNSCEAR), il contributo fornito dai materiali da costruzione al valor medio mondiale della concentrazione di radon nelle abitazioni (che è pari a 40 Bq/m3) viene stimato intorno al 15-20 %, mentre quello relativo al suolo, è stato stimato tra il 40 e il 70 %.
Esistono però situazioni in cui si possono avere concentrazioni di attività anche 10-20 volte superiori alle medie UNSCEAR.
In Svezia, per esempio, fin dagli anni 50 fu rilevato che il calcestruzzo con elevata percentuale di scisto di allume presentava un’alta concentrazione di Ra-226, che produceva un rilevante contributo alla concentrazione di Rn-222. In seguito anche in altri Paesi vennero individuati materiali di origine naturale ad elevato contenuto di radioattività come certi graniti ed in particolare il tufo e la pozzolana. Altri materiali ad elevata concentrazione sono:
1) gesso, sottoprodotto dell’industria dei fosfati;
2) ceneri di carbone, sottoprodotto delle centrali elettriche a combustibile solido.
In alcuni casi anche l’acqua può dare un contributo significativo alla concentrazione di radon nell’aria interna agli edifici, ma tali situazioni non sono frequenti in Italia.

IL RADON NEGLI EDIFICI

Il radon entra negli edifici attraverso i flussi d’aria che provengono dal suolo sottostante l’edificio. La presenza di radon all’interno dell’edificio dipende da 2 fattori:
1) la differenza di pressione interno/esterno;
2) il basamento dell’edificio;

La pressione interna di un edificio è generalmente minore rispetto alla pressione esterna, per cui si ha un risucchio di aria dal suolo attraverso le fessurazioni e le aperture della struttura dell’edificio. I due principali fenomeni che creano questa differenza di pressione tra interno ed esterno sono l’effetto camino e l’effetto vento.

radon 1     radon 2
effetto camino   effetto vento


L’effetto camino è dovuto alla differenza di temperatura tra interno ed esterno dell’edificio, mentre l’effetto vento è dovuto alla differenza di velocità dell’aria che esiste tra interno ed esterno dell’edificio. Per una differenza di temperatura tra interno ed esterno di 10°C e con una velocità del vento di 5 m/s si ha una differenza di pressione di 5 Pa. Questa differenza, anche se minima, è sufficiente ad aspirare il radon dall’esterno verso l’interno dell’edificio.

La dinamica dell’ingresso del radon è influenzata anche da altri parametri come le condizioni meteorologiche, le precipitazioni, la pressione barometrica e soprattutto la struttura stessa dell’edificio.
La tipologia edilizia e la qualità dell’edificazione assumono un ruolo fondamentale nell’ingresso del radon, che è favorito da fessurazioni nei solai, dalla mancanza di sigillatura nei punti in cui le tubazioni entrano nell’edificio.
È possibile individuare 4 criteri di mitigazione per la riduzione della concentrazione del gas radon all’interno degli edifici:

1) eliminazione delle fonti se dovute ai materiali da costruzione;
2) sigillatura degli ingressi;
3) trattamento dell’aria mediante sistemi di pressurizzazione e aspirazione;
4) allontanamento del gas radon mediante sistemi di pressurizzazione, aspirazione e ventilazione.

Le principali tecniche preventive utilizzate per ottenere una riduzione dei livelli di concentrazione di gas radon sono:

1) ventilazione del vespaio;
2) sigillatura delle vie di ingresso dal suolo;
3) depressurizzazione del suolo;
4) pressurizzazione dell’edificio.

NORMATIVA
Luoghi di lavoro  - Nei luoghi di lavoro il D. Lgs. n. 230/1995 e s.m.i. fissa un livello di azione pari a 500 Bq/m3, come concentrazione di attività di radon media in un anno. Tale livello non deve essere superato nei luoghi di lavoro sotterranei e nelle zone ad alto rischio radon la cui individuazione deve essere effettuata dalle Regioni anche mediante apposite indagini.
La Direttiva Europea 2013/59/Euratom, non ancora recepita in Italia, prevede che gli Stati membri stabiliscano un livello di riferimento per i luoghi di lavoro non superiore a 300 Bq/m3.

Abitazioni - Per quanto riguarda l’esposizione al radon nelle abitazioni, a differenza di quanto avviene in altri Paesi, in Italia non esiste normativa specifica.
Comunque la Direttiva Europea 2013/59/Euratom prevede anche per le abitazioni che gli Stati membri stabiliscano un livello di riferimento non superiore a 300 Bq/m3.

indagine radon ico    Indagine nazionale radon degli anni 1989-1997 

L’indagine nazionale sull’esposizione della popolazione al radon promossa dall’ENEA/DISP (poi ANPA) e dall’Istituto Superiore di Sanità e svolta tra il 1989 e il 1997, ha fornito una media nazionale di concentrazione di radon nelle abitazioni pari a 70 Bq/m3. La regione Marche si è attestata tra le regioni con la più bassa concentrazione di radon, con un valore medio pari a 29 Bq/m3 ed è stato ottenuto prendendo in esame un campione di 239 abitazioni dislocate in 12 Comuni delle Marche. La scelta dei Comuni era stata effettuata a livello centrale dall’ANPA e dall’ISS, partendo da criteri statistici ed in modo tale da condurre ad un campionamento completamente casuale.

DATI DEL MONITORAGGIO DELLA RADIOATTIVITÀ AMBIENTALE NEL PARTICOLATO ATMOSFERICO TOTALE IN SOSPENSIONE
La misura del particolato atmosferico totale in sospensione è finalizzata al monitoraggio ed alla pronta individuazione della radioattività associata alla componente corpuscolare dispersa in aria.
Essa fornisce indicazioni sulle contaminazioni legate alla presenza in aria di radionuclidi dovuta alla ricaduta dagli strati più alti dell’atmosfera e alla risospensione in aria del suolo contaminato.

Concentrazione di attività alfa totale e beta totale nel particolato atmosferico totale in sospensione
anni 2015 – 2018
ionizzanti 1 ico

La misura della concentrazione di attività alfa totale e beta totale permette di quantificare il contributo di tutti i radionuclidi alfa emettitori e beta emettitori presenti nel particolato atmosferico. I livelli medi di concentrazione di attività nel periodo 2015-2018 sono risultati dell’ordine di 0,1 mBq/m3 per l’attività alfa totale e di 2 mBq/m3 per l’attività beta totale. Sui filtri di prelievo del particolato atmosferico vengono inoltre effettuate analisi di spettrometria gamma per la determinazione in particolare del Cs-137 e dell’I-131. I risultati di tali misure sono sempre risultati inferiori alla sensibilità analitica che è dell’ordine di 1 mBq/m3 sul filtri campionati settimanalmente.
DATI DEL MONITORAGGIO DELLA RADIOATTIVITÀ AMBIENTALE NEL FALLOUT (DEPOSIZIONE TOTALE AL SUOLO)
La misura della deposizione totale è finalizzata al monitoraggio della frazione radioattiva di particolato che si deposita al suolo. La valutazione delle singole componenti, umide e secche, permette di discriminare l’entità veicolata da precipitazioni atmosferiche da quella depositata per ricaduta secca. La sua determinazione pur se non prevista nella raccomandazione 2000/473/Euratom della CE, contribuisce alla valutazione di rilasci accidentali in ambiente e alla conoscenza del trasferimento della radioattività depositata ai
vari comparti ambientali, come pure alla valutazione della dose efficace alla popolazione per inalazione e irraggiamento.

Concentrazione di attività di Cs-137 nel fallout (deposizione totale al suolo) anni 2015 – 2018
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La suddetta matrice, ottenuta raccogliendo le ricadute atmosferiche umide (pioggia, neve) e secche (polvere risospesa) in apposita vasca, risulta essere un indicatore molto sensibile per il controllo della radioattività in aria. Nel periodo 2015-2018 i livelli di concentrazione di attività di Cs-137 sono risultati tutti inferiori alla sensibilità analitica che è pari a 0,02 Bq/m2.

DATI DEL MONITORAGGIO DELLA RADIOATTIVITÀ AMBIENTALE NELLE ACQUE REFLUE E NEI FANGHI DEGLI IMPIANTI DI DEPURAZIONE CIVILE
La misura di queste matrici fornisce informazioni sull’eventuale carico radioattivo introdotto in ambiente, che può avvenire sia a seguito dell’immissione nel corpo idrico recettore di acque reflue provenienti da impianti di depurazione civile (e/o industriale) sia dall’utilizzo in agricoltura dei fanghi depurati.

Concentrazione di attività di Cs-137 e I-131 nelle acque reflue e nei fanghi degli impianti di depurazione civile anni 2015-2017
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Dai monitoraggi effettuati nel 2015 presso i principali impianti di depurazione civile della provincia di Macerata e nel 2017 presso i principali impianti di depurazione civile della provincia di Ancona risulta che per quanto riguarda le acque reflue depurate i livelli di concentrazione di attività di Cs-137 e I-131 sono risultati inferiori alla sensibilità analitica, mentre nei fanghi sono stati rilevati in alcuni campioni livelli superiori alla sensibilità analitica sia per il Cs-137, radionuclide presente nell’ambiente a causa della contaminazione radioattiva dovuta al fallout prodotto dall’incidente alla centrale nucleare di Chernobyl nel 1986, sia per lo I-131 che viene utilizzato nella diagnostica e nella terapia dei tumori tiroidei. La presenza di quest’ultimo radionuclide è riconducibile ai trattamenti diagnostico/terapeutici con radioisotopi che vengono condotti su pazienti non degenti presso le strutture ospedaliere. Tali pazienti, dopo la cura, fanno ritorno al proprio domicilio immettendo i reflui organici direttamente nella rete fognaria.

DATI DEL MONITORAGGIO DELLA RADIOATTIVITÀ AMBIENTALE NEGLI ALIMENTI
La misura della radioattività nella dieta ha lo scopo di consentire la determinazione della quantità di radionuclidi introdotti con l’alimentazione e quindi valutare la dose efficace da ingestione per la popolazione nel suo insieme.

Concentrazione di attività di Cs-137 negli alimenti Anni 2015 – 2018
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I livelli di concentrazione di attività di Cs-137 negli alimenti nel periodo 2015-2018 sono risultati tutti inferiori alla sensibilità analitica, tranne che in 3 campioni di frutta (castagne), in 14 campioni di funghi, alcuni dei quali di importazione ed in 14 campioni di carne di selvaggina (cinghiale). Comunque come è possibile vedere dalla tabella i valori massimi rilevati in questi campioni risultano inferiori al livello di riferimento di 600 Bq/kg, previsto dal Regolamento (CE) n. 733/2008 e s.m.i.

DATI DEL MONITORAGGIO DELLA RADIOATTIVITÀ AMBIENTALE NELLE ACQUE DESTINATE AL CONSUMO UMANO
La misura della radioattività nelle acque potabili è finalizzata alla valutazione della dose efficace alla popolazione da ingestione di radionuclidi.

Concentrazione di attività alfa totale,  beta totale e radon-222 nelle acque destinate al consumo umano anno 2018
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A seguito della elaborazione nel 2018 da parte della Regione Marche del Programma di Controllo della radioattività nelle acque destinate al consumo umano, ai sensi del Decreto Lgs.vo n. 28/2016 e del Decreto del Ministro della Salute del 2 agosto 2017, sono iniziati i campionamenti per i controlli esterni sulla rete acquedottistica delle Marche da parte dell’ASUR Marche e l’effettuazione delle relative analisi radiometriche su questi campioni da parte dell’ARPAM. Tale programma di controllo ha previsto di mettere sotto controllo per 2 anni (2018-2019) 17 zone di fornitura delle reti di distribuzione idrica che servono una popolazione > 20000 abitanti, per un totale di 1.110.650 abitanti, coprendo in tal modo il 72% della popolazione marchigiana. I risultati delle misure effettuate nel corso dell’anno 2018 hanno dimostrato che per quanto riguarda la misura dell’attività alfa totale e della concentrazione di attività di radon-222 non c’è stato nessun superamento dei rispettivi livelli di screening e di parametro. Per quanto riguarda la misura dell’attività beta totale si sono avuti 4 superamenti dei livelli di screening che non sono stati riscontrati in misure supplementari effettuate successivamente.
Inoltre anche gli approfondimenti successivi effettuati con analisi di spettrometria gamma hanno evidenziato il non superamento del valore di parametro della dose indicativa di 0,1 mSv. Sulla base di questi approfondimenti effettuati da ARPAM si può ipotizzare che tali superamenti dei livelli di screening possano essere attribuiti ad interferenza del radon e dei suoi prodotti di decadimento

 

 

 

 

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Il catasto regionale delle sorgenti di campo elettromagnetico, previsto dalla legge n. 36 del 22/02/2001 e dalla legge regionale n. 12 del 2017, è istituito presso l’ARPAM secondo i criteri definiti dal decreto 13/2/2014 (Istituzione del Catasto nazionale delle sorgenti dei campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici).
Sulla mappa relativa al catasto RF è possibile visionare un estratto dei dati presenti sul catasto ed in particolare gli impianti di teleradiocomunicazione attivi, quali emittenti radiofoniche e televisive e stazioni radio base per telefonia mobile, con specificati la tipologia degli stessi e i valori massimi delle ultime misure di campo elettrico effettuate. Le misure si riferiscono al limite di esposizione (pari a 20 V/m per frequenze fra 3 MHz e 3 GHz) e al valore di attenzione e obiettivo di qualità di 6 V/m previsti dal decreto 8/7/2003.

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