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Salute e rifiuti

Domande frequenti (Faq)

RIFIUTI e SALUTE

I rifiuti sono tutti uguali?

Le leggi italiane prevedono trattamenti differenziati per le diverse categorie di rifiuti. Secondo la normativa vigente (D.lgs. 152/06) i rifiuti sono classificati secondo l’origine in urbani (per lo più quelli domestici) e speciali (per lo più provenienti da attività produttive) e secondo la pericolosità in tossici e nocivi (metalli pesanti e altre sostanze tossiche) e non pericolosi.

Nelle zone in cui sono presenti cumuli di rifiuti abbandonati sono state registrate epidemie?

Né in Campania di recente, né negli anni precedenti sono stati individuati focolai di malattie infettive attribuibili ai cumuli di rifiuti. La conferma la possiamo trovare nella letteratura scientifica internazionale, ma anche nell’esperienza di ognuno di noi: le epidemie, al contrario di altre malattie ad andamento cronico,  si vedono e si riconoscono abbastanza facilmente per il numero di malati e il tipo di sintomi.

Come vengono smaltiti i rifiuti urbani?

La legge prevede la priorità della riduzione nella produzione dei rifiuti ed il recupero degli stessi (raccolta differenziata) e due modalità di smaltimento definitivo: la discarica controllata e l’incenerimento con parziale recupero energetico. Esistono tuttavia, discariche autorizzate ma non ancora a norma (mancato recupero del percolato e dei biogas) o discariche per rifiuti urbani dove vengono conferiti anche rifiuti pericolosi. Sono presenti inoltre, discariche illegali, siti di abbandono illegale e la combustione incontrollata di rifiuti pericolosi e misti.

Discarica Inceneritore

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Quali sono gli agenti tossici che vengono chiamati in causa riguardo alle discariche per rifiuti urbani?

Gli agenti tossici che possono essere presenti nelle discariche per rifiuti urbani sono: solventi clorurati (tri- e tetra-cloro etilene, di- e tri-cloroetano), metalli (zinco, mercurio, cadmio, cromo, arsenico, piombo), idrocarburi aromatici e aromatici policiclici, policlorobifenili (PBC), cloruri di vinile.

Le discariche controllate sono pericolose per la salute?

Gli studi epidemiologici ad oggi disponibili fanno ritenere che il conferimento in discariche controllate, costituite e condotte in accordo alla normativa nazionale e comunitaria, non comporti un rischio per la salute della popolazione insediata nelle vicinanze dello stabilimento.  Le discariche stesse possono tuttavia, a causa del  movimento di mezzi pesanti,  incrementare l'inquinamento atmosferico e acustico dell'area.

Quali sono le sostanze chimiche inquinanti emesse dagli inceneritori?

Le principali sostanze chimiche tossicologicamente attive emesse dagli inceneritori sono: metalli, idrocarburi policiclici aromatici, polveri fini e ultrafini, acidi, gas e policloroderivati (vedi anche la traduzione di un importante articolo scientifico pubblicata su questo stesso  sito WEB).

Gli inceneritori di nuova generazione sono pericolosi per la salute?

Gli inceneritori di nuova generazione hanno sistemi di abbattimento delle emissioni molto più efficienti. A causa del poco tempo trascorso dall’introduzione di questi nuovi impianti e quindi per la difficoltà di condurre studi epidemiologici estesi non sono ancora disponibili solide informazioni sull'assenza di rischi per la salute. Si deve tuttavia tenere conto che, pur avendo questi impianti basse concentrazioni di inquinanti nelle emissioni, per ottenere la massima redditività nella gestione, devono trattare grandi quantità di rifiuti (vedi anche la traduzione di un importante articolo scientifico pubblicata su questo stesso  sito WEB).

Quali sono le modalità di smaltimento dei rifiuti più rischiose per la salute?

I dati epidemiologici in letteratura mostrano che i maggiori rischi per la salute sono associati alle emissioni da discariche illegalmente utilizzate e ai siti di abbandono illegali, da impianti di incenerimento con tecnologie obsolete e dalle combustioni incontrollate di rifiuti.

Che distanze devono essere previste tra discariche, inceneritori, termovalorizzatori e centri abitati? 

In generale nessuna normativa né europea né nazionale prevede una specifica distanza tra i centri abitati e gli impianti sopra menzionati. Per le discariche, in considerazione delle emissioni odorigene e dell’impatto negativo sul paesaggio, è opportuno che siano a una distanza tale da minimizzare detti disturbi. Tuttavia va considerato che nel caso in cui le discariche siano troppo distanti dai centri abitati vi potrà essere un impatto negativo dovuto al traffico di automezzi. Per gli inceneritori-termovalorizzatori la localizzazione in prossimità dei centri abitati è assolutamente necessaria ai fini di una ottimizzazione del recupero energetico.

In che modo si può essere esposti agli agenti tossici?

Le vie di esposizione riconosciute sono quella inalatoria, dermica e alimentare (per ingestione di acqua e prodotti agricoli contaminati dalle ricadute degli inquinanti).

Come fare per contenere e prevenire i pericoli per la salute connessi ai rifiuti?

Per prevenire e contenere i rischi per la salute relativi ai rifiuti è necessaria la loro riduzione, la differenziazione, riutilizzazione spinta e la razionalizzazione delle modalità di smaltimento come previsto dall’ultima direttiva europea in materia (2006/12/UE).

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BIBLIOGRAFIA:

1. “Glossario dei rifiuti”- Regione Marche

2. Trattamento dei Rifiuti e Salute – Posizione dell’Associazione Italiana di Epidemiologia, Aprile 2008 

3. Sito Web Ministero della Salute – Salute e rifiuti (pagina non più disponibile)

4. Relazione finale dello studio finale OMS-ISS-CNR-OER e ARPA Campania -  

5. Origin and Health Impacts of Emissions of Toxic By-Products and Fine Particles from Combustion and Thermal Treatment of Hazardous Wastes and Materials”. Stephania A. Cormier, Slawo Lomnicki, Wayne Backes, and Barry Dellinger
Environmental Health Perspectives Volume 114, Number 6, June 2006
(traduzione in italiano a cura del Servizio di Epidemiologia Ambientale del Dipartimento Provinciale ARPAM di Ancona)

 

 


 

 

Trattamento dei Rifiuti e Salute

Posizione dell’Associazione Italiana di Epidemiologia (Aprile 2008) - 

Sintesi del documento a curadel Servizio di Epidemiologia Ambientale del Dipartimento Provinciale ARPAM di Ancona


L’aumento della produzione di rifiuti e l’impatto di questi sulla salute umana e sull’ambiente resta un tema attuale nel nostro paese. Per prevenire e contenere i rischi per la salute relativi ai rifiuti è necessaria la loro riduzione, differenziazione, riutilizzazione e razionalizzazione delle modalità di smaltimento come previsto dall’ultima direttiva europea in materia (2006/12/UE). 

La normativa vigente (D.lgs. 152/06) prevede processi differenti  in relazione alla tipologia dei rifiuti.

Secondo l’origine i rifiuti vengono classificati in urbani (per lo più domestici) e speciali (per lo più residui di attività produttive); secondo la pericolosità in tossici e nocivi (contenenti metalli pesanti e altre sostanze tossiche - direttiva 91/689/CE) e non pericolosi.

Le due modalità di smaltimento ammesse sono la discarica controllata e l’incenerimento con parziale recupero energetico. Esistono tuttavia, discariche autorizzate e ancora non a norma (mancato recupero del percolato e dei biogas) o discariche per rifiuti urbani dove vengono conferiti anche rifiuti pericolosi. Sono presenti inoltre, discariche illegali, siti di abbandono illegale e combustione incontrollata di rifiuti pericolosi e misti. Le considerazioni espresse di seguito derivano dalla valutazione delle conoscenze apprese dalla letteratura scientifica condotta dalla Associazione Italiana di Epidemiologia (AIE).

In molti studi epidemiologici internazionali presi in considerazione non è stata fatta una distinzione tra rifiuti tossici o nocivi e quelli urbani a causa della diversa normativa di riferimento, rispetto a quella italiana, all’epoca in cui sono stati condotti gli studi.

 

Discariche autorizzate

Gli agenti tossici più comunemente chiamati in causa riguardo alle discariche sono:

-          solventi cloruranti (tri- e tetra-cloro etilene, di- e tri-cloroetano),

-          metalli (zinco, mercurio, cadmio, cromo, arsenico, piombo),

-          idrocarburi aromatici e aromatici policiclici;

-          policlorobifenili (PCB),

-          cloruri di vinile.

Le vie di esposizione riconosciute sono quella inalatoria, dermica e alimentare (per ingestione di acqua e prodotti agricoli contaminati). La maggior parte degli studi sulle discariche autorizzate sono di tipo geografico descrittivo e sono stati condotti all’estero con un disegno multicentrico e multisito.I punti di forza di tali studi riguardano le ampie dimensioni, il buon controllo del confondimento e l’utilizzabilità dei risultati per le decisioni strategiche; i punti di debolezza sono la simultanea esposizione ad una molteplicità di agenti potenzialmente nocivi e l’assenza di distinzione per la tipologia di rifiuti.

I dati relativi agli esiti sulla salute delle discariche legali di rifiuti urbani sono molto pochi: la ricerca, infatti, si è concentrata sugli effetti delle situazioni più pericolose. Con riferimento alle discariche di rifiuti tossico-nocivi, alcuni studi evidenziano un piccolo ma significativo aumento del rischio di malformazioni congenite, in particolare per difetti del tubo neurale e dell’apparato cardiocircolatorio, gastroschisi, palatoschisi. Negli studi multisito è stato evidenziato un maggior rischio di basso peso alla nascita e di tumori (leucemie, colon-retto, polmone, vescica, fegato), con valori variabili di rischio tra 1.02 e 1.20. Altri studi non hanno messo in evidenzia alcun eccesso di rischio. Le evidenze che emergono sono deboli.

 

Discariche non autorizzate

Le discariche non autorizzate sono tutti i siti di abbandono illegali e le discariche autorizzate ma con una tipologia di rifiuti diversi da quelli previsti per legge. In Italia, in particolare in Campania, sono stati condotti numerosi studi che hanno una rilevante importanza per la valutazione dei potenziali danni alla salute riconducibili a tali discariche. Gli studi utilizzabili sono di tipo geografico descrittivo, basati su periodi di osservazione non sempre adeguati, e condotti con un disegno ecologico convenzionale per l’analisi della mortalità, dei ricoveri ospedalieri, della prevalenza di malformazioni alla nascita e dell’incidenza di tumori (limitato a poche aree).

Le indagini fatte hanno messo in evidenza una correlazione dell’indicatore di esposizione con la mortalità per tutte le cause, cause tumorali (tutte le sedi, fegato, polmone e stomaco nei maschi) e con alcune malformazioni del sistema nervoso e dell’apparato genito-urinario.

L’interpretazione dei dati è resa complessa da diversi limiti:

-          gli studi hanno riguardato siti autorizzati, illegali e di abbandono incontrollato, con la presenza anche di rifiuti tossici e pericolosi, senza poter distinguere gli effetti attribuibili a ogni tipologia di sito;

-          le analisi effettuate hanno tenuto conto del confondimento prodotto dalla deprivazione socio-economica, ma non è stato possibile escludere la permanenza di un effetto residuo di questo fattore;

-          la vicinanza ai siti di smaltimento è stata considerata come la causa principale degli eccessi di rischio rilevanti, senza considerare altri fattori presenti nella popolazione in studio (alta prevalenza di epatite, specifiche esposizioni occupazionali, inadeguatezza delle strutture di diagnosi e cura).

In conclusione, nonostante le limitazioni riportate sopra, gli studi disponibili indicano la possibilità di effetti negativi sulla salute della popolazione residente in zone limitrofe a discariche non autorizzate che determinano condizioni di inquinamento ambientale diffuso ed esposizione a sostanze chimiche tossico-nocive per molteplici vie (aria, acqua, suolo e catena alimentare complessa). I risultati di tali studi, benché non conclusivi, sono avvalorati da considerazioni di plausibilità biologica e di coerenza degli effetti per genere e per fasce di età. Le evidenze superano le incertezze legate al disegno dello studio e all’insufficiente controllo del confondimento, pertanto sono da considerare elevate le probabilità di una relazione causale.

 

Rischi per la salute derivanti dall’incenerimento dei rifiuti

L’incenerimento è utilizzato maggiormente per ridurre il volume e le proprietà infettive e tossiche dei rifiuti urbani, tossico-nocivi e ospedalieri. In Italia operano attualmente 50 impianti di incenerimento, localizzati prevalentemente al centro nord. Le sostanze chimiche emesse dagli inceneritori e considerate pericolose per la salute sono: metalli (Cadmio, Mercurio, Tallio, Zinco, Cromo, Arsenico, Piombo, Cobalto, Manganese, Nichel, Vanadio), idrocarburi policiclici aromatici (IPA), polveri fini e ultrafini, acidi (fluoridrico, cloridrico), gas (SO2, NO2, CO), policloroderivati (policlorobifenili, diossine, furani). Alcuni di questi sono agenti cancerogeni e tossici riconosciuti, benché gli effetti correlati siano stati osservati a concentrazioni molto più elevate di quelle prodotte dagli impianti di incenerimento. Le vie di esposizione individuate sono quella inalatoria, alimentare e per contatto dermico. Per quanto riguarda l’intensità dell’esposizione, va fatta una distinzione tra gli impianti di vecchia e di nuova generazione, infatti i livelli delle emissioni consentiti prima della direttiva 2000/76/CE (recepita in Italia nel 2005), erano 3-6 volte maggiori per i principali parametri e di alcune centinaia di volte per le diossine e i furani.

Impianti di incenerimento di vecchia generazione

Sono numerosi gli studi relativi ai rischi per la salute degli inceneritori di vecchia generazione che hanno sicuramente comportato l’esposizione ambientale della popolazione residente a livelli elevati di sostanze tossiche. E’ stata cercata la presenza di potenziali effetti su: malattie respiratorie, rapporto di mascolinità alla nascita, malformazioni congenite e tumori – linfomi, sarcomi dei tessuti molli, laringe, polmone, fegato. - Gli studi disponibili sono metodologicamente robusti e difficilmente contestabili, con unico limite il confondimento prodotto dallo stato socio-economico. Esistono prove convincenti in riferimento delle esposizione alle emissioni degli impianti di incenerimento di vecchia generazione (in particolare a diossine) e gli eccessi di rischio di tumori in alcune sedi. Non è possibile documentare ulteriori effetti tumorali e non, per mancanza di dati.

Impianti di incenerimento di nuova generazione

A causa del poco tempo trascorso dall’introduzione di queste nuove tecnologie, non sono disponibili dati sull’esistenza di rischi per la salute legati ad impianti di nuova generazione. Anche per questo tipo di impianti, sebbene meno inquinanti,  la ricerca epidemiologica è impegnata verso metodologie risk assessment, che sono tuttavia ancora bisognose di consolidamento metodologico.

 

Conclusioni

Le due tipologie ordinarie di smaltimento sono la discarica controllata e l’incenerimento dei rifiuti che non sono antitetiche, ma sono esaustive delle possibilità di un trattamento efficace e sicuro. Ribadita la priorità delle misure di prevenzione (riduzione, recupero, raccolta differenziata), l’ Unione Europea raccomanda l’incenerimento in via preferenziale rispetto al conferimento in discarica controllata. Gli studi epidemiologici ad oggi disponibili dimostrano che il conferimento in discariche controllate, costituite e condotte in accordo alla normativa nazionale e comunitaria, non comporti alcun rischio per l’ambiente e per la salute.   I pochi studi epidemiologici disponibili sugli effetti sanitari delle emissioni degli impianti di  incenerimento dei rifiuti realizzati con le più recenti tecnologie non depongono per un incremento di rischio per la salute umana.  Deve essere comunque attentamente valutato il contributo di questi impianti all'inquinamento dell'aria in quanto le basse concentrazioni di inquinanti nelle emissioni  possono essere vanificate dall'incremento della quantità di fumi emessi per la necessità di bruciare grandi volumi di rifiuti. I dati in letteratura mostrano infine che i maggiori rischi per l’uomo sono associati alle emissioni di discariche e siti di abbandono illegali, impianti di incenerimento di vecchia generazione, da siti di abbandono illegali e dalle combustioni incontrollate di rifiuti.

 

Raccomandazioni

Ogni modalità di trattamento dei rifiuti, diversa dalla discarica controllata e dall’incenerimento con impianti moderni, dovrebbe essere interrotta per manifesta violazione delle norme vigenti fino a verifica dell’effettiva assenza di condizioni di rischio. Vanno avviati piani di monitoraggio delle emissioni e di sorveglianza sanitaria delle popolazioni residenti in prossimità di discariche controllate e inceneritori di nuova generazione. Vanno invece avviati studi analitici per la ricerca degli effetti sanitari nelle popolazioni che hanno subito esposizioni derivanti da ogni altra modalità di smaltimento dei rifiuti. In entrambi i casi è raccomandata la costituzione di esperti di provata competenza e successivamente la divulgazione dei risultati. Come ribadito nella convenzione europea di Aarhus e dalla carta di Aalborg è necessaria la partecipazione ed il coinvolgimento della popolazione in tutte le fasi sia decisionali che operative connesse allo smaltimento dei rifiuti.

 

Bibliografia (vedi documento originale)

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