IMPIANTISTICA

Rischi Incidenti Rilevanti

Si.Ge.R.I.R. Marche

SI.GE.R.I.R. MARCHE

MARCHE Si tratta di un sistema informatizzato che ha come scopo la creazione e gestione di un catasto informativo di tutte le aziende che, nella loro attività, possono presentare rischi di incidente. Sono inserite nel sistema le aziende che operano nel territorio della regione e che hanno una o più delle seguenti caratteristiche: Lavorano materiali pericolosi - Sono poste nella vicinanza di punti sensibili - Hanno processi produttivi a rischio - Necessitano di controlli di sicurezza adeguati.

Rischi incidenti rilevanti

Grandi Rischi Industriali

Storia e normativa


La storia dello sviluppo industriale, a partire dalla rivoluzione industriale con l’accentramento di persone, macchine e sostanze in grandi unità produttive e fino ai nostri giorni, è drammaticamente segnata da incidenti rilevanti. Tuttavia, nonostante la grave perdita di vite umane e i disastri ambientali, solo recentemente è aumentata l’attenzione per la sicurezza ed è nata la consapevolezza della necessità di uno strumento normativo adeguato alla prevenzione di tali eventi. Gli incidenti che più degli altri hanno influito in questo processo di sensibilizzazione sono quelli avvenuti a:

Flixborough (Regno Unito, 1974) 28 morti e 36 feriti


Beek (Olanda, 1975)   14 morti e 104 feriti

Seveso (Italia, 1976)   250 persone colpite da cloracne

 

Tali incidenti, concentrati nell’arco di un triennio, hanno fatto emergere la necessità di una seria e rigorosa regolamentazione degli aspetti legati alla sicurezza degli stabilimenti a rischio di incidente rilevante [ai sensi della normativa, per incidente rilevante si intende “un evento quale una emissione, un incendio o una esplosione di grande entità dovuti a sviluppi incontrollati che si verificano durante l’attività di uno stabilimento e che diano luogo ad un pericolo grave, immediato o differito, per la salute umana o per l’ambiente, all’interno o all’esterno dello stabilimento, e in cui intervengono una o più sostanze pericolose”, mentre per sostanze pericolose si intendono “le sostanze, miscele o preparati elencati nell’allegato I, parte 1 del D.lgs. 334/99 e s.m.i., o rispondenti ai criteri fissati nell’allegato I, parte 2 del D.lgs. 334/99 e s.m.i., che sono presenti come materie prime, prodotti, sottoprodotti, residui o prodotti intermedi, ivi compresi quelli che possono ragionevolmente ritenersi generati in caso di incidente”].
Ne è scaturita la Direttiva europea 1982/501/CE, cosiddetta “Seveso” in riferimento all’evento del 1976 presso l’omonima località, che sebbene non abbia causato direttamente dei decessi ha interessato una zona territoriale molto vasta ed un gran numero di intossicati.
A seguire sono accaduti altri terribili incidenti:

  • Bhopal (india, 1984) - il rilascio di isocianato di metile ha causato 2.259 morti quasi immediate e 3.787 morti correlate all’evento;
  • San Juan Ixhuatepec (Messico, 1984) - il disastro è stato causato da una serie di esplosioni a serbatoi di GPL ed ha causato circa 500-600 morti e 5.000-7.000 ustionati.


Solo nel 1988 l’Italia ha recepito la Direttiva europea, che introduce per la prima volta in maniera decisa ed esplicita il concetto di prevenzione, con il Decreto del Presidente della Repubblica n. 175 del 17 maggio 1988 “Attuazione della Direttiva CEE n. 501 del 24 giugno 1982 relativa ai rischi di incidenti rilevanti connessi con determinate attività industriali”.
La continua evoluzione degli impianti industriali ed il costante impegno comunitario sul tema della sicurezza e della prevenzione hanno portato dopo ben quattordici anni alla naturale evoluzione della “Seveso”, cioè all’emanazione della Direttiva 1996/82/CE (cosiddetta “Seveso II”) recepita in Italia con il Decreto Legislativo n. 334 del 17 agosto 1999 “Attuazione della Direttiva 96/82/CE relativa al controllo dei pericoli di incidenti rilevanti connessi con determinate sostanze pericolose”.
Con il Decreto Legislativo n. 238 del 21 settembre 2005 l’Italia ha poi recepito la terza evoluzione della “Seveso”, la Direttiva europea 2003/105/CE. Quest’ultimo Decreto integra e modifica il D.lgs. 334/99 e insieme costituiscono l’attuale riferimento normativo italiano in materia di Grandi Rischi Industriali.
La normativa si applica a tutti gli stabilimenti in cui vi è la presenza di sostanze pericolose, reale o prevista, ovvero la possibilità che si generino sostanze pericolose in caso di perdita di controllo del processo industriale , in quantità uguale o superiore a quelle indicate nell’allegato I (parte 1 e parte 2) del D.lgs. 334/99 e s.m.i.
Pertanto non è determinante il tipo di attività industriale, ma solo la quantità e la tipologia delle sostanze detenute. Ciò amplia l’ambito di applicazione del Decreto, che spazia dalle piccole industrie galvaniche alle grandi raffinerie.
Le sostanze e i preparati sono classificati in base alla normativa di recepimento del Regolamento (CE) n. 1272/2008 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 16 dicembre 2008 relativo alla classificazione, all’etichettatura e all’imballaggio delle sostanze e delle miscele che modifica e abroga le direttive 67/548/CEE e 1999/45/CE e che reca modifica al regolamento (CE) n. 1907/2006.
Per quanto riguarda le sostanze e i preparati che non sono classificati come pericolosi ai sensi di una delle suddette direttive, ad esempio i rifiuti, ma che si trovano o possono trovarsi in uno stabilimento e che presentano o possono presentare, nelle condizioni esistenti in detto stabilimento, proprietà analoghe per quanto riguarda la possibilità di incidenti rilevanti, si seguono le procedure di classificazione provvisoria conformemente all’articolo che disciplina la materia nella corrispondente direttiva.
Nell’allegato I al Decreto è riportato un elenco di circa trenta sostanze per ciascuna delle quali sono specificati due possibili valori soglia; per le sostanze non presenti esplicitamente in questa prima tabella a tre colonne (parte 1) vengono definiti i valori soglia per categorie di pericolo (parte 2).
Se l’attività industriale vede coinvolte sostanze riportate nel suddetto allegato in quantità superiori ai valori soglia della seconda colonna, il gestore è tenuto a produrre una Notifica (art. 6).
Se i quantitativi superano i valori soglia riportati nella terza colonna (maggiori dei precedenti), il gestore è tenuto a redigere anche un Rapporto di Sicurezza (art. 8).


 

Se invece il gestore tratta quantitativi di sostanze pericolose inferiori ai valori soglia della seconda colonna, è soggetto agli adempimenti previsti dal D.lgs. 81/08 e deve procedere all’informazione, formazione, addestramento ed equipaggiamento dei lavoratori, come previsto dal D.M. Ambiente 16 marzo 1998.

In caso di uno stabilimento in cui non sono presenti singole sostanze o preparati in quantità pari o superiore alle quantità limite corrispondenti, si applica la seguente regola per determinare se lo stabilimento sia o no soggetto alle prescrizioni pertinenti del decreto “Seveso”:

 

   è la quantità presente di sostanza pericolosa x (o categoria di sostanze pericolose) compresa nella parte 1 o nella parte 2 del D.lgs. 334/99 e s.m.i

   è la quantità limite corrispondente per la sostanza o categoria x indicata nella colonna 2 (o colonna 3) della parte 1 o della parte

Tale regola è usata per valutare i pericoli complessivi associati alla tossicità, all’infiammabilità e all’ecotossicità. Di conseguenza, deve essere applicata tre volte:

a)      per sommare le sostanze e i preparati specificati nella parte 1 classificati come tossici o molto tossici e le sostanze e i preparati delle categorie 1 o 2;
b)      per sommare le sostanze e i preparati specificati nella parte 1 classificati come comburenti, esplosivi, infiammabili, altamente infiammabili o estremamente infiammabili e le sostanze e i preparati delle categorie 3, 4, 5, 6, 7°, 7b o 8;
c)       per sommare sostanze e preparati specificati nella parte 1 e classificati come pericolosi per l’ambiente [R50 (compresa R50/53) o R51/53] con le sostanze e i preparati che rientrano nelle categorie 9 i) o 9 ii).

Le disposizioni pertinenti del D.lgs. 334/99 e s.m.i. si applicano se uno qualsiasi dei valori ottenuti dalle somme a), b) o c) è maggiore o uguale a 1.

Il ruolo della Pubblica Amministrazione e dell’ARPA Marche Il controllo e la gestione del rischio richiedono sempre più il coordinamento tra i soggetti privati (gestori degli stabilimenti) e la pubblica amministrazione. È proprio il D.lgs. 334/99 e s.m.i. che individuando le diverse autorità pubbliche e le autorità locali conferisce incarichi sempre più importanti alle amministrazioni.

Gli enti maggiormente interessati sono:

·         Ministero dell’Ambiente
·         Regione
·         Provincia
·         Comune
·         Prefettura
·         C.T.R. (Comitato Tecnico Regionale)
·         ARPA

L’ARPAM svolge un ruolo fondamentale nell’ambito della gestione delle aziende a Rischio di Incidente Rilevante, infatti partecipa attivamente con i suoi rappresentanti al Comitato Tecnico Regionale durante lo svolgimento delle istruttorie per gli stabilimenti soggetti alla presentazione del Rapporto di Sicurezza.
Inoltre effettua le verifiche ispettive al fine di consentire un esame pianificato e sistematico dei sistemi tecnici, organizzativi e di gestione applicati nello stabilimento, ossia del sistema di gestione della sicurezza (SGS). Tali verifiche permettono di garantire che il gestore abbia adottato misure adeguate (tenuto conto delle attività esercitate nello stabilimento) per prevenire qualsiasi incidente rilevante, disponga dei mezzi sufficienti a limitare le conseguenze di incidenti rilevanti all’interno ed all’esterno del sito, non abbia modificato la situazione dello stabilimento rispetto ai dati e alle informazioni contenuti nell’ultimo rapporto di sicurezza presentato.
L’ARPAM collabora anche alla stesura dei Piani di Emergenza Esterni (PEE) e sta realizzando l'archiviazione informatica georeferenziata, secondo il nuovo standard nazionale, delle informazioni contenute nella documentazione presentata dalle aziende in ottemperanza al D.lgs. 334/99 e s.m.i.

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