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ALTE CONCENTRAZIONI DI CUPRESSACEAE

I fenomeni atmosferici e climatici influiscono direttamente nel rilascio e nella dispersione del polline.
La fase di rilascio del polline è influenzata dall’umidità dell’aria, dalla temperatura, dalla viscosità dell’aria, dall’intensità luminosa, mentre la velocità e la direzione del vento, nonché la presenza

di fenomeni di turbolenza ed azione di lavaggio dell’atmosfera esercitata dalla pioggia, influiscono nella fase di dispersione e diffusione.
Pertanto, le giornate in cui il clima è asciutto, c’è presenza di vento in assenza di precipitazioni e con temperature favorevoli, sono quelle in cui le condizioni ambientali favoriscono la presenza di pollini aerodispersi.
Dopo un periodo di riposo vegetativo invernale, nei primi giorni di Gennaio del nuovo anno, le condizioni meteoclimatiche favorevoli hanno risvegliato l’attività di produzione del polline da piante anemofile, ovvero da piante che affidano il loro polline al vento per la riproduzione.
Nella stazione di biomonitoraggio di pollini e spore dell’ARPA MARCHE sita a Castel di Lama (AP4), gestita dal Centro di Valenza Regionale di aerobiologia del Dipartimento di Ascoli Piceno, il 3 Gennaio sono state rilevate elevate quantità di pollini di Cupressaceae (Cupressus sempervirens, Cupressus macrocarpa e Cupressus arizonica) e di nocciolo(Corylus avellana).
Esse hanno raggiunto alte concentrazioni pari a 100 granuli di pollini/m3 nelle 24 ore, mentre pollini di nocciolo (Corylus avellana) in concentrazioni inferiori.
Le Cupressaceae sono piante anemofile presenti largamente su tutto il territorio nazionale dal livello del mare fino ad alta quota di montagna; l’incremento di casi di allergia a questo polline sembra sia dovuto all’aumento del numero delle piante poste a dimora a scopo ornamentale (Cupressus macrocarpa e Cupressus arizonica)
L’aumento di allergenicità del polline di Cupressaceae è correlato anche dell’inquinamento atmosferico.
L’attenta osservazione dell’inizio della fioritura dei pollini è importante anche per monitorare la variazione dello spettro delle specie vegetali alla base degli ecosistemi nel tempo, consentendo l’approfondimento degli studi sui cambiamenti climatici.
Secondo il Dr. Gianfranco Zucca Giucca allergologo dell’ospedale di Ascoli Piceno che collabora con il Centro di Valenza Regionale di aerobiologia del Dipartimento di Ascoli Piceno, “l’incremento nell’aria della concentrazione dei pollini di Cipresso, ma anche di Nocciolo, ha portato alla comparsa dei sintomi respiratori tipici di questa stagione per i pazienti allergici.
I sintomi sono: raffreddore, congiuntivite, molto spesso l’associazione dei due sintomi (quindi Oculorinite), ma anche sintomi più lievi, come prurito oculare, dei dotti uditivi, della mucosa nasale oppure orale, con possibile comparsa di tosse da prurito oro-faringeo e raramente asma bronchiale.
La terapia che si può utilizzare è quella farmacologica oppure il “vaccino”. La terapia farmacologica agisce sui sintomi: quindi in caso di raffreddore allergico si consiglia l’uso di antistaminici, spesso associati a spray a base di cortisone, fino ad arrivare, in caso di asma, all’utilizzo di spray specifici, risulta importante seguire l'andamento della concentrazione pollinica per poter valutare meglio il periodo di terapia.
Il “vaccino” (più propriamente “Immunoterapia specifica”), che può essere orale o per somministrazione sottocutanea, ha il vantaggio di essere più specifico ed efficace.
Dott.ssa Nadia Trobiani (Centro di Valenza Regionale aerobiologia Dip. Ascoli Piceno)

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